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GELIDO CREPITIO
Accompagnato da una nebbia fine,
il respiro si fa denso, opaco,
odore di foglie marce che si incolla alla pelle,
un veleno che penetra, lento, inesorabile.
Cammino, il crepitio delle scarpe risuona,
sopra quel ghiaccio fragile, mattutino,
ogni passo un’eco di fragilità,
un canto spezzato nel silenzio.
Vorrei fingermi morto, immobile,
sentire il freddo che mi avvolge,
assaporare il vuoto, il nulla,
diventare terra, polvere, ombra.
Cosa significa essere cadavere?
Un corpo che non trema, non respira,
un’assenza che si fonde con il tempo,
un’eternità sospesa nel gelo.
Le foglie marciscono, la nebbia si alza,
il mondo continua, indifferente,
e io, in questo limbo, osservo,
attendo che il ghiaccio si sciolga.
Vorrei sentire da vicino la morte,
toccare il confine, varcarlo,
ma il crepitio delle scarpe mi richiama,
alla vita, al freddo, al respir